Grande Anello dei monti sibillini

Un viaggio off-road su 4 Focus Jam elettriche, per scoprirne il potenziale ed esplorare senza limiti la catena più maestosa del centro Italia.

Grande Anello dei monti sibillini

Un viaggio off-road su 4 Focus Jam elettriche, per scoprirne il potenziale ed esplorare senza limiti la catena più maestosa del centro Italia.

Il Viaggio

Il primo giorno di viaggio è sempre il più impegnativo, si verifica il passaggio dalla dimensione
urbana  a quella naturale a cui aspiriamo.

Disagi, ansie, paure e problemi contribuiscono certamente a rendere la nostra vita meno piena e felice. In tal senso il primo giorno di viaggio è sempre il più impegnativo, proprio perché si verifica il passaggio dalla dimensione urbana in cui viviamo a qella naturale a cui aspiriamo. Si cerca di lasciar fuori dalla mente pensieri legati a passato e futuro e ci si focalizza solo ed esclusivamente sul presente, perché la natura da molto, ma altrettanto richiede. 

Apro gli occhi e prendo atto di essermi svegliato in cima al mondo, mi stiracchio e sorrido. Le fatiche del primo giorno sono sparite e mi sembra di avere forza infinita da trasformare in velocità sulla mia carichissima bici.

Set up, check e parti! Free-ride fino a Visso dove ricarichiamo le bici e le energie. Nel frattempo mi guardo intorno e non posso che notare decine di strutture di emergenza, a primo acchito penso ad un campeggio, invece sono le sistemazioni delle famiglie rimaste sfollate dopo il terremoto del 2016.
Nel centro storico, totalmente inagibile, il tempo è fermo da 5 anni e di colpo mi sento grato per la consapevolezza appresa nel vivere questo luogo. Pranziamo e compriamo provviste per le successive 24h, il viaggio continua.

Ed eccola finalmente arrivata, la prima difficoltà: il sole cala e Marcello buca, decidiamo così di dividerci: Marco e Dave salgono in vetta a cercare una sistemazione per la notte mentre Nick rimane in assistenza a Marcello. Tutto si risolve per il meglio ed assistiamo al tramonto più rosso che avessimo mai visto.

Altro risveglio magico, da soli in mezzo al nulla. Noto in lontananza un cerbiatto che attraversa la vallata. Ignari di quello che sarebbe successo poco dopo, iniziamo la discesa che ci avrebbe portato al Lago di Fiastra. 

Non so perchè, ma mi risuonano in mente le parole di un vecchio saggio incontrato in un altro viaggio: “la salita è faticosa, la discesa è pericolosa”. Iniziamo a prendere velocità e dopo qualche tornante Nick calcola male la curva e, colpendo un albero, perde il controllo del manubrio precipitando a terra. Ha solo qualche graffio, ma della caduta c’è anche un bellissimo video, gridiamo al miracolo!
Dave, Marci e Marc dopo essersi assicurati delle condizioni del compagno proseguono prestando la massima attenzione per non fare la stessa fine. Eppure le insidie sono dietro l’angolo, Marc infatti, qualche tornante più tardi finisce in mezzo a rovi spinosi, rischiando l’occhio e salvato solo dai suoi occhiali, il copertone però è bucato. Dopo il secondo incidente di percorso con più attenzione che mai ci dirigiamo in direzione del lago, finalmente ci siamo, è il recovery day.

Cullati dalla calma piatta del lago la sveglia suona all’alba, un lungo giorno ci aspetta. Pedalare al mattino è piacevole, il clima fresco permette di avanzare quasi senza sudare, così in un battibaleno ci troviamo ad aver fatto 1800 m di dislivello tra scenari paradisiaci e scorci incredibili. Il tragitto giornaliero si conclude con l’arrivo presso il Rifugio Altino dove troviamo l’accoglienza di Maria Vittoria, che oltre a prepararci una cena coi fiocchi ci racconta i dettagli vissuti durante quei maledetti 3 minuti in cui nel 2016 la terra tremò. Ascoltiamo attoniti, che storia assurda. 

Colazione abbondante e solo salite fino all’ imponente Monte Vettore, la sua maestosità lascia esterrefatti. Le curve sinuose e le cime più alte si stagliano in cielo toccando i 2476 metri di altitudine. Personalmente una delle montagne più belle mai viste, per questo ci siamo ripromessi di raggiungerne la cima in un’altra occasione, ma per il momento ci godiamo la vista sulla coloratissima piana di Castelluccio.

Castelluccio di Norcia è di fronte a noi, si tratta di un piccolo borgo arroccato sulla montagna, uno di quelli dove il tempo sembra essersi fermato secoli fa. Dopo aver pranzato in un quadro, attraversiamo la piana alla volta di Norcia e completamente immersi in questo mondo verde perdiamo la rotta. Su Komoot a volte succede, la traccia sull’app è segnata, ma lo stato del sentiero non è aggiornato e può capitare che si trovi in condizioni deleterie.

Erba alta, terreno scivoloso e un dislivello imbarazzante mettono a
dura prova le nostre gambe, ma è proprio in questi momenti che scopri di avere una spinta in più, riusciamo così a scollinare spingendo a mano tutto il carico. Una volta in cima, un dolce incontro allevia le nostre fatiche: 
quattro cavalli, selvaggi e bellissimi, il cui sguardo incrocia il nostro e per un attimo condividiamo con loro un senso di libertà assoluta.

 Norcia è a portata e solo una discesa ci separa da essa, una stretta discesa a strapiombo si era proprio quello di cui non avevamo bisogno, ma il sole sta calando e dobbiamo affrettarci. Scendiamo in maniera discutibile, ma non c’è spazio per i tecnicismi, siamo a Norcia.

Il viaggio è già finito e non vediamo l’ora del prossimo, magari insieme a qualcuno di voi.

 

 

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